.UN CLICK PER SOSTENERE

..non è tutto ciò che vediamo soltanto un sogno o un sogno dentro il sogno

poesie

Versi di strada
Poesie Dai Margini



Solo è:
una finestra chiusa
sui marciapiedi del natale.
solo è:
un altro giorno
e un’altra notte.
solo è:
nessuno che parla
perché non c’è nulla da dire.






la   meta

Come   ombre   contorte
di  uno   strano  sogno
tutti  insieme  alla  ricerca
nella    fine   e  nell' inizio
noi   partimmo
e nei  cuori    pulsanti  del  creato
scorgemmo  solo  pietre  lontane,
e silenziose come trincee superflue.
Distanze immense  furono  coperte
e il  piano  fisico  dell'  uomo   cadde
come  una  coscienza   parassitaria
inciampata  sull'  ostacolo  del  nulla,
come  quando
cercando  un  senso  nella  mente,
l'anima   usci  da  essa
e poi  nell'  etere,
lasciando   materia   ingarbugliata,
deduzioni
e  uno   specchio  di  sbieco, perenne.






Teatro


Quando l’assedio finirà
cuciremo la spirale del nostro tormento
e ci sforzeremo a ritagliare
la sagoma del nostro dramma
e, come tante incognite,
rispettose delle proprie parte,
impiegheremo anni ed anni
a rappresentarci a vuoto e mantenere
un vortice costante
che qualcuno copierà e porterà lontano
carpendo il germoglio dell’evoluzione
e coltiverà terra morta.
Poi un folle uscirà  dalla sua parte
e tenterà di bruciare gli scenari
seguito da persecutori e adepti
e si disegneranno infiniti cerchi
in una coreografia intaccata
che altri copriranno con veli di velluto nero
prima di partire alla riconquista.
Comincerà l’assedio….




....sogno d'istante

“Avverto accanto a me
tutti i sogni di una volta
lasciarsi accarezzare
per un attimo
poi volare via,
sulle ali nere
di quel che non sarà mai più”








L’ISTANTANEA


Giro a vuoto
mentre la luce naufraga
e la nebulosa dei ricordi
propone adesso
l’ombra di un groviglio
stagliato lineare sulla parete.
D’arte precisa è la sua forgia
come di bagliori riflessi,
punti obbligati
e origine trascurata,
Così l’autore ammicca
e si nasconde nella fonte,
lui c’è l’ha fatta
adesso tocca a me.




senza titolo


ed eccomi tornato nei giorni del presente e voi,
più stanchi di me,
non sapete se seguirmi.
io vi aspetto ancora un po
mentre ascolto
questo canto meraviglioso
che trascende la memoria e le culture
ed osservo
il cielo coperto a metà e le ombre confondersi
con la terra calda del tramonto.
e l’idillio, il canto di chi riemerge dal buio dell’ultima porta,
quella di la della speranza
forse che fugge
dall`urlo terribile di chi è costretto contro il muro
e di chi osserva gelarsi il proprio sangue
perchè ancora non può nulla.






Miseria


come coscienza e misura del delitto.
miseria é nuvola nella tempesta
e impone il senso  del risveglio.
Tu mi terrai la mano
nell'esame del mattino
e mi accompagnerai a pagare
fino all 'ultimo centesimo
e dopo forse avro' il coraggio
di guardare indietro
dove comincio' il tempo del buio
che c'era  intorno a me
e tanti luoghi e momenti,
che ora so, e cerco..
e ancora mi nutriro` di nulla
ma non sara`finita
e li vedremo pensare
di sopravviverci soltanto





nuovo vento


Dove mi porterà
questo ennesimo nuovo vento,
questo susseguirsi di anni e mesi
e istanti senza volto
che spalancano la coscienza
e mi lasciano legato
alla croce di colpevole.
Eppure, alla fine, scapperò
e ritroverò l’inferno
perché domani non sarà mai
un altro giorno








raccontandomi


Ti ho messo nei ricordi più belli
nei luoghi dove non sei stato mai
Ti ho dedicato le mie fatiche
ed il mio orgoglio…
dimmelo che lo sai,
che anche io ho provato
di infrangere l’impossibile
ascoltandone il canto
ma forse è solo un sogno
che non vuol finire,
che non sa di esser morto








Senza titolo

Ora so che il tuo sorriso alla vita
Cambiò all’improvviso
come se guardandomi un giorno
con gli occhi dell’angoscia
avessi capito
il costo del mio destino
che era anche il tuo di quell’istante
che il mondo intorno intonava un canto feroce.
Tu eri con me
e solo ora che tutto si perde nei fiori
che qualcuno ti ha portato,
e nella pace delle parole senza tempo,
forse ho capito
e posso dirti grazie ...
mamma








Nettare Inquinato


Indicami il punto certo,
Signore,
dove il retaggio dell’anima
si è perso a lato
ed ancora ci segue
come una remora opaca.
Fa che io l’afferri in un istante
e ne beva l’essenza e torni
a capire e rinascere,
ad essere.
Concedi che si riparta
da una nota origine
che sia vettore di traguardi.
Promettici i rigori di mille inferni
e mille volte
torneremo a provarci.
Annunciaci un paradiso di mille colori
e non ti crederemo.










Musica


una nota vibra nella notte
un’altra la rincorre
qualcosa di rimando
a loro un urlo affida.
Un muro crolla umido,
il pazzo l’attraversa
poi il vento porta via la voce
e delicatamente copre
con suoni e foglie
quel che domani tornera’
rumoroso e muto










Io mi ricordo

Cade giù la ruota del destino
e traballa vorticosamente
si piazza li davanti
e inizia l’omelia,
in un crescendo di vicissitudini
pietosamente celate
agli occhi dei mediocri,
intuite e poi snobbate
dai santi e dai violenti.
Ho visto poi una lacrima
posarsi sulla tavola del tempo,
qualcosa è già spuntato.






Io ci sarò


Con gli occhi cerchiati di un nero dolcissimo,
anima zingara sospesa in un  eterno fiorire
sull’orlo della tua predestinazione.
Dio preparò per te giardini incantati
fra indignazione e rinascita .
Sarò quello che resta,
nel traffico o all’uscita dalla messa,
ammirerò ogni sospiro
raccontare la tua pelle bruciata
dai mille fuochi della disperazione
e troveremo nuova luce
e spiragli residui di pane e miele
come indistinguibile giustizia,
ora e sempre resa,
alla tua grande forza,
alla tua immensa fragilità.






Fanciullezza


Era cosi poco tempo da quei giorni,
a pensarci ora,
avrei potuto voltarmi e amare
dedicando un sospiro
o un canto di dolore.
E mi resta il ricordo
perché sono perso
da qualche parte
lungo la via del mare,
dove m’attende un prato selvaggio
con i fiori dei serpenti,
e cauto m’assopisco
e continuo il mio viaggio.












Qualche cosa che non c’è


Un nome stentato
dalle labbra di un infante
è tutto ciò che mi rimane di me.
Come una immagine impaurita
che fugge
portando con se il ricordo
di una primavera lacerata
e altro ancora, che non so.
E mi ritrovo ancora solo
nell’angolo remoto di una stanza immensa
a tradurre in suoni e parole
ogni fibra di speranza,
legata a uno spiraglio
e forte di una sagoma imprecisa
che riemerge dall’inferno
e tocca il nodo dei miei sensi
indicandomi dall’alto
il posto certo
ove ancora non cadrò.








Notte parallela


Di una luce imbarazzante
la ruffiana d’acciaio arriva filtrata
da mille colori di sonni etilici,
e pare contenta.
Notte vieni per strada,
sorridi d’impotenza
e prova a dormire sul cemento!
Notte di labbra spalancate e mute,
conta i passi che si tirano indietro,
saziati  d’indifferenza
oppure aiutaci
a scansare le spranghe!
Notte di materia cerebrale
e musiche incantate
sparse al suolo,
intingi qui il tuo liuto
e suona e guardali:
nasconderci,  coprirci
con le bolle di sapone.






il sogno del folle


che strano tipo di momento
che mi risveglio
affamato di una strana fame
ed esco da me,
li vado a cercare
e li trovo parassiti
nei sogni dei poveri,
e ridono
perché non è successo
ancora niente








La frode


solo perché ho visto la fine dei nostri sogni
rifugiati fra i canti della notte
e adattati a sopravvivere,
perché ora io sono stanco e sveglio
ipocrita come il mondo,
chinerò la testa solo davanti alla storia
perché la carezza all’orfano,
, efficiente e truffaldina,
va a deviare tutto il male,
perché l’anima brucia
e la natura vince
e la verità si disperde
fra le cento bocche
mentre le prime immagini
si dissolvono fra i pensieri
lasciando il sapore delle pietre
ed io ancora non comprendo
e intanto assolvo
e intanto cerco.




Il mostro


Assorto sta il vecchietto
nel suo giardino.
Egli mira all’infinito,
estasiato
il suo strano segnatempo
di vetro scuro,
pietra trasparente
e acqua.
Un efficiente clessidra
sibillina
teneramente plasmata sulla morte
e ricamata sui limiti della percezione.
Io ti conosco;
coltivatore di attimi sui prati,
so che cerchi,
nel buio oltre l’istinto,
ogni goccia che scandisca
l’arrestarsi del tuo momento.






Nebbia


Straziante e malefica
la dimensione dei miei diritti
nell’utopia di un guscio
adagiato sulla rosa dei venti.
Come una sagoma sporca
di un’altalena abbandonata
e assediata da fucili a salve.
Guardo l’aria che circonda le stazioni,
seguo il sentiero sulla sabbia
e sanguino coinvolto,
e, come d’incanto,
nevroticamente evado
e nel dolore cerco e trovo
e osservo
le mie orme ritrovarsi
raccontarsi i di nell’etere
e fingere
di riprendere il cammino






Sottovoce

aneliti fruscianti fra le spighe del tramonto
vettori d’infinita brama,
invano tenderai la mano
resterai povero e indietro a guardare la scia
che se ne va  lontano.
Vaglia la tua anima
ricalcane i contorni e renditi leggero
levita sul grano
e sorridi ai calabroni
ascoltane i consigli
contieni la tua gioia.
Incroci di destini
spazi e tempi
ti si pareranno innanzi
e nettare perfetto e linfa
ti saranno offerti,
traverserai ponti di cristallo limpido
su di abissi neri
e vedrai
dolci colori di farfalle
liquefarsi in sabbia silicea
il tuo sara’ coraggio.





Noi


Incolumi e vinti,
profughi di un paradiso
di bugie pesanti da sopportare,
miscelando sapienza e guerra
marciando sulla nostra ingenuità
C’è qualcuno che ci sente?
e ricorda i giorni d’asfalto,
persone rallentate
ricoperte di seta d’oro,
tramonti di sangue,
nebbia di ragnatele
e pioggia di lacrime
dispersa da altre anime
nostalgiche
di un passato mai vissuto
eppure,
chissà come,
ricordato e pianto.












Seguo la luce dei miei sogni


Per il fatto che esisto, che vivo,
perché sono stanco,
il mio nome riverbera,
urta, mi sconvolge e
sedimenta il cuore e,
come una condanna,
mi pare di sentire l’ombra di
un estraneo, un corpo a parte
pensare al posto mio,
ricordare autorevolmente
le fasi dei momenti,
intuirne i sapori, le emozioni
e tuffarsi nell’onda prima che essa sia...
ed immergersi, ridestarsi,
capire cosa farne
della libertà.










Antico rione


Come ogni cosa inerme e tumultuosa
che prega il Dio a modo suo,
Così è passata la vita mia,
Insopportabile
Come un'infanzia di pietre di tufo
e di ringhiere arrugginite
e di muschio
e di case popolari.
Assurda
come una scogliera malata di sentimento
su di un mare di cemento.
Naturale
come una lacrima di mercurio.
Insopportabile..












Dal  Satellite


Siamo tornati a chiedere il nulla
e digiuni, spiando il vento oltre la porta,
daremo la colpa ad altri
che hanno ostentato il fagotto di sogni,
non hanno diviso con noi.
Io l’ho rubato e perso
e altri ne volevano ancora uno,
magari evanescente.
E poi piangevano del vuoto,
costretti a restarne fuori
ed erano tanti.
Li ho visti in fila e affamati,
protesi all’ufficio del niente,
prenotarsi il diritto
di non essere nessuno.








IL GIORNO DEI VIVI


Occhi  fra meteore d’argento
spiano affascinati e avvinti.
Stelle che invidiano l’uomo
brillano più forte,
offrono scenari di riparazione.
Pianeti e soli che cospirano,
palpitano di un battito nero
al ritmo della nostra evoluzione.
Dagli estremi di un viaggio immenso
e non ancora completato,
fino alle oasi della disperazione
sulla soglia di un progetto vietato.
Sanno che dalla roccia all’erba,
dalla formica all’uomo,
dalla leggenda alla storia,
nascerà la somma stella.






Congedo


Se solo i ritagli di una vita
sono chiamati a perdersi
nella cenere di un altro tempo
cercando gli ultimi focolai di era estinta.
se la mia vita è come ricordare e piangere
quello che non ho veduto mai
se non nel riflesso agonizzante
dei rimpianti degli altri,
maledetto sia il sole: è spuntato
più bianco che mai, invitante come un’esca,
così mi sembra e ascolto:
intorno un canto si è levato
buon per voi, buon per me
se si avvicina un altro sogno,
se l’afferro fra un istante,
se poi torno a raccontarlo
o se a sognare siete voi.










SARÀ NEVE?


Se vedi la neve e sogni,
che t’importa se io sogno il tuo sogno.
Perché io sono andato lontano,
se mi chiami non ci sono..
pensa pure che io sono la neve
come un giorno leggera
fra le mie braccia
tu lo sei stata per me,
ma tu sogna perché ora
nasce la speranza
e da questa neve
germoglia, canta, danza
,…..un fiore.








Oggi


Questo giorno è nato strano:
Come ambiguo, appiccicoso, allarmante
reale così tanto da far paura,
da impazzire, da scappare.
non voglio ancora abbandonare
e disperdere i miei semi
fra mani ladre e adunche e vili,
fameliche, operose
che si affrettano
alla regola del dissolvimento
ovvia di tutte le cose,
di tutto ciò che io volevo
non finisse mai
di tutto ciò che io sapevo
servire proprio a niente






il Diavolo


Insulsi omuncoli
di un ridicolo, assurdo
miserabile tempo,
siete troppo poco cosa,
non bastate a giustificare
trappole di rimpianti
finite in bellezza! cantate.
Già che avete trascurato
di tramandare l’impegno
onorate le vostre firme; pagate,
travasatemi innocente indifferenza,
concedetemi di raccogliere
germogli di violenza,
consuetudine di tristezza.
Illusi ed insolventi,
sparuti di animo e spirito
sappiate che io non gradisco più.
Datemi sopiti, dormienti e ignavi
e che i prossimi siano vivaci:
sanguinari ed assassini.






Il velo


Un velo piazzato con infiniti sforzi
ora copre ed estenua
la nostra sonnolenza.
Un velo di anestetica grazia
serra, confonde e conserva
la nostra paura.
Un velo di confutante saggezza
contiene e disperde la nostra forza.
Un velo di tendini e nervi
impaziente e selvaggio
ha compreso la nostra rabbia
e adesso
sta per cadere.


poesie di:Antonio dai 20 anni di strada

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