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..non è tutto ciò che vediamo soltanto un sogno o un sogno dentro il sogno

19.4.13


Napoli Induista



“Hare Krishna donna Concetta”
“Hare Krishna a voi, don Pasquale! Dove andate di bello, in questa giornata di sole? ..... l’ha mandata il Dio Brahma questa splendida giornata!”
“È proprio vero. Oggi visnù ci ha fatto la grazia! E io vado proprio a fare le abluzioni al tempio di Genesha e ci porto pure due ananas e una noce di cocco .....come offerta sacra!”.
“Facit’ buon! Accussì se fa. Tenete qua…ce le mettete queste due pelate da parte mia? Sapete? È per mio figlio che non lavora….
“Nun vi preoccupate! Buddha ci farà la grazia, a noi intoccabili… Sempre che Kalì non si metta in mezzo…Ma ...donna Assunta, queste pelate sono scadute! Così mi fate fare brutta figura!”
“Ma perché? Se ne accorgono? Mo’ capisco perché mio figlio non trova lavoro”:
Al risveglio ho ricordato questo strano sogno e ho pensato: che assurdo! Nella patria di San Gennaro e del Volto Santo quale follia potrebbe identificare il popolo del Gange col nostro? Però i terremoti ce li hanno anche loro, il colera pure (ed ogni napoletano che si rispetti lo ricorda bene) per non parlare dell’arte di arrangiarsi, di procurarsi il pane, ecc. ecc.
Il paragone religioso, poi, mi sembra pertinentissimo: Napoli è la città politeista per eccellenza; basti ricordare i molteplici volti affibbiati alla Madonna (del Carmine, di Pompei, di Montevergine, ecc. ecc.) e non è difficile identificare nella fede di un napoletano gli stessi caratteri di quelli indiani: rispetto, riconoscenza, giustificazioni, opportunismo e, non di rado, critiche e proteste ma, si noti bene, mai sottomissione. Viene messo in atto lo stesso istinto che si rivolge ai miti vivi, in carne ed ossa… Maradona in testa con Totò, Eduardo e così via, verso gli esponenti della politica, della malavita, del costume, della famiglia e degli amici.
A prima vista c’è ben poco di mistico e sembrerebbe solo folklore e violenza e topi e disoccupazione. Pure pulcinella si è perso in una corsia male funzionante...
eppure… c’è qualche cosa che lega a sangue il Vesuvio con l’Himalaya,  disoccupati e scugnizzi con i fuori casta o intoccabili (gli infimi senza diritti nella società indù) e comunque c’è sempre la stessa disperazione sostenuta, nell’insieme, in modo superbo che fa vergognare il nord del mondo e alla fine di tutti gli sforzi lo spinge a chiedersi: ma non sarà nel "sud" che bisogna andare per trovare un senso?.
È in quest’ottica che immagino i dialoghi induisti di questo racconto, come si può trovarli inverosimili? Se qualche volta avete ascoltato "La rabbia dei poveri” avrete senza dubbio accolto nel vostro cuore lo straordinario equilibrismo di questa gente che continua ad andare avanti sui dolori e non si permette di essere masochista o autolesionista ma si comporta da fachiro e ci sorprende levitando con infinita grazia fra cementi e sbarre e polvere e topi, ecc. ecc.
 Conservano in loro l’immutato senso della vita primordiale e si distinguono fra tutto l’Occidente. Per questo si può passeggiare e vedere fachiri su chiodi e santoni e guru e mendicanti e invalidi ...tutti insieme appassionatamente.